Dietro la maschera

Note sullo spettacolo

Quando iniziammo a pensare di mettere in scena tre atti unici dlPirandello, più precisamente “L’uomo dal fiore in bocca”. “La morsa” e“Cecè, il progetto ero normalmente diverso da ciò che infine realizzammo. Avevamo in mente uno specie di recital a tre tempi. con lettura dei brani e musica, niente costumi. “un telo e un faro, come spesso si esordisce quando si vuole allestire un lavoro agile e di basso costo, qualcosa di minimale, insomma, da poter smontare e rimontare all’occorrenza, da portare ed adattare ovunque. Certo, sarebbe stato comodo finalmente evitare spese onerose e montaggi dl scenografie complicate, trasporti faticosi e via dicendo. Purtroppo non ci siamo tagliati. Dall’idea iniziale, senza quasi rendercene conto. si sviluppò il progetto di uno spettacolo dalla scenografia raffinata e con regia articolata, costumi ricercati, musiche e luci strutturare e studiate con cura. Alla fine, strano o dirsi, eravamo felici di aver fatto tutto il contrario di ciò che volevamo all'’inizio.

Rita Trobbiani

Note di scenografia

Progettare lo scenografia per tre arti unici, rappresentavo una sfida intrigante, perché dovevo trovare una soluzione per dare unicità o tutto il lavoro pur cambiando i colori e lo fisionomia degli spazi scenici per ogni orto unico. Uno ricerca effettuato su resti e libri d’arte mi hanno permesso di estrapolare elementi di scena e ornamenti riconducibili ai primi anni del 1900. i tre lavori infatti L’uomo dal fiore i bocca” “La morso” e “Cecè” sono tutti databili tra lo fine dell’ottocento ed il 1918. “Le cose hanno una recondito vita segreto a cui nessuno fa attenzione... La seconda misterioso inosservata vita delle cose.” R. Musil. Con la soluzione di costruire quinte armate nere su cui fissare gli elementi di scena da far ruotare al cambio di ogni atto unico ho trovato una soluzione efficace, elegante e coerente alle esigenze registiche. Per potere unire tutti gli elementi di arredo e le quinte mobili, ho disegnato su di un telo da fissare a terra una pavimentazione quadrettata a due colori, che si disintegra o partire dal taglio diagonale dell’ipotetico spazio scenico rettangolare. Per Pirandello nullo di stabile e riconoscibile vi è nel mondo, tutto cambia di continuo ed anzi appare contemporaneamente in centomila modi, mutevoli e fluttuanti così come mutevoli e fluttuanti si smarriscono anche i”caratteri” umani e gli elementi di scena.

Luigi Ciucci

dal Resto del Carlino di domenica 18 novembre 2001

Teatro Amatoriale CONSENSI PER LA COMPAGNIA DI STERPI
"PICCOLA (grande) RIBALTA" cresce

Nella nuova corrente di adesione al teatro venutasi a creare in città, la "Piccola Ribalta" ha un ruolo determinante: per continuità di eventi, simpatia con il pubblico e risultati anche a livello nazionale.L'ultimo spettacolo proposto all'"Annibal Caro" ha confermato il gradimento per le scelte operate: i tre atti unici di Pirandello "L'uomo dal fiore in bocca", "La morsa" e "Cecè". La compagnia è affiatata e i nuovi innesti si inseriscono nel clima di collaborazione dettato dal regista Antonio Sterpi, che trova in Rita Trobbiani e Luigi Ciucci le altre due colonne portanti. E il pubblico risponde: anche l'altra sera, teatro pieno e applausi convinti. Per dare continuità all'evento, sono stati inseriti due intermezzi, "All'uscita" e "La buon'anima", che hanno segnalato la crescita di Emilia Bacaro. Ne "L'uomo dal fiore in bocca" Sterpi, con ritmo e vigore recitativo, ha reso efficacemente la tensione disperata di un uomo condannato da quello che è oggi il male del secolo ma che, un secolo fa, rappresentava forse un evento straordinario; e il "fiore" di Pirandello tocca e scuote anche per la sua implicita non serialità. Francesco Cicchitelli e Rita Trobbiani hanno collaborato in ruoli minori. Ne "La morsa" un colpo di pistola chiude, a mo' di espiazione, il dramma di una donna che ha tradito e deve pagare in qualche modo nei confronti di un marito trascurato su tutto men che sull'onore. Marito sapientemente interpretato da Antonio Sterpi con spietata lucidità, mentre la signora Giulia era Rita Trobbiani, brava nel toccare le corde della disperazione e della tenerezza fino all'immolazione "che tutto risolve" in famiglia, e Luigi Ciucci è stato un avvocato Serra maschilista, preoccupato per se dopo aver preso quel che non gli competeva, dunque in linea con il personaggio. In fine "Cecè", quasi paragonabile alla farsa che, un tempo, rallegrava nel finale gli spettatori dopo drammoni mozzafiato. E qui i tre interpreti (Ciucci, Sterpi e la Trobbiani) hanno condotto il gioco con leggerezza e ironia, lasciando negli spettatori avviati alla cena domenicale il sapore grato del divertissement. Sterpi è ormai attore maturo per qualsiasi prova, oltre che regista dalla mano sicura; Ciucci e la Trobbiani crescono di prova in prova anche sul piano, tutt'altro che irrilevante, della dizione e della creazione mimica. Da citare le scenografie, dello stesso Ciucci, essenziali e per così dire camaleontiche (rapide, cioè, nel trasformarsi), realizzate da Valentino Damiani. Luci di Gino Campetella, fonica di Marco Ciucci, costumi di Massimo Eleonori. Un pomeriggio divertente. Grazie, amici.

Franco Brinati

Dietro la maschera
L'uomo dal fiore in bocca
Uomo dal fiore in bocca ....................... Antonio Sterpi
Avventore .............................. Francesco Cicchitelli
Una donna ..................................... Rita Trobbiani
La Morsa
Andrea Fabbri ....................... Antonio Sterpi
La signora Giulia ............................. Rita Trobbiani
Avv. Antonio Serra .............................. Luigi Ciucci
Anna, domestica ................................ Emilia Bacaro
Cecè
Cesare Vivoli detto Cecè ........................ Luigi Ciucci
Il commissario Carlo Squartiglia .............. Antonio Sterpi
Nada, mondana di lusso ........................ Rita Trobbiani