Il Padre-allestimento 2009

Note di regia

August Strindberg (1849-1912) dice di se: “Non ho il pensiero più acuto, ma il fuoco e il mio fuoco è il più bruciante di tutta la Svezia”. E’ il suo biglietto di presentazione dove ossessività e tormento sembrano danzare con la forza espressiva di tale dichiarazione. Una vita, la sua, marcata dall’angoscia, crisi morale e travaglio interiore che segnerà tutta la sua poetica teatrale. “Il padre”, scritto nel 1887, è considerato un capolavoro del teatro naturalista in cui Strindberg affonda gli artigli nella propria psiche per cercare le cause profonde, oscure della sua infelicità, le tare, le nevrosi che lo tormentano. In una lettera agli editori Strindberg scrive: “Questa commedia realizza il dramma moderno e in tale sua qualità ha qualcosa di molto originale perché la lotta si dibatte tra le anime, nasce la lotta dei cervelli, non più la tenzone a colpi di pugnale o l’avvelenamento.... I francesi di oggi cercano ancora la formula, ma io l’ho trovata”. Nel teatro di Strindberg è forte il legame con il pubblico: lo spettatore è costretto a rivivere il processo dialettico che si agita sulla scena, ne è disturbato, scosso, spinto a porsi domande. La divergenza di opinioni tra il Capitano e sua moglie Laura nasce sull’educazione della figlia Berta. La donna, con abilità insinua nella mente dell’uomo, abituato al comando, il dubbio della paternità per poi coinvolgere, nella sua sottile trama, conoscenti, familiari e perfino il medico di famiglia il Dottor Ostermark. Lo scontro tra i due si fa sempre più acceso e furibondo fino a sfociare in un sesto violento del Capitano che lo screditerà fino all’interdizione. La sconfitta del “maschio” viene espressa dal repentino cadere del protagonista in una dimensione infantile, in una prostrazione profonda, senza difesa, nella quale troverà la morte.

Antonio Sterpi

Note di scenografia

Uno scalino d'ingresso, una scrivania, un angolo di casa simile ad un bow window, il tutto ricondotto ad elementi semplici uniti in pianta dalla geometria del numero cinque. L'idea progettuale nasce dall'utilizzazione del simbolismo di questo numero, dal suo essere: la somma del primo numero pari e del primo numero dispari (2 femminile + 3 maschile), segno d'unione, numero nuziale secondo i pitagorici e anche simbolo dell'uomo. In questi spazi si giocano le sorti del Capitano e di Laura, della loro storia solo apparentemente scontro feroce.Sul piano inclinato la ruota a quattro raggi partecipa all'azione con la sua valenza d'imperfezione, perché essa si riferisce al mondo della creazione continua e del perituro.Appare per via dei suoi raggi l'espansione secondo le quattro direzioni dello spazio, ma anche il ritmo delle stagioni.

Luigi Ciucci

La Musica

La musica di scena tenta di cogliere lo spirito generale del lavoro, non indulgendo a risultati di tipo effettistico, ma contribuendo a creare il carattere psicologico della vicenda rappresentata e dei personaggi che ne sono protagonisti.

Ferdinando Sileoni

da Il Resto del Carlino del 1 novembre 2009

il padre” di Strindberg: la Piccola Ribalta conquista la platea dell’Annibal Caro

Una prova ardua, quella della Piccola Ribalta, su un testo Impegnativo non solo per il tema (il dramma familiare di un padre e di una madre in una lotta senza via di scampo per l’educazione della figlia),ma anche per i risvolti psicologici: due filosofie di vita contrapposte e un uomo (il capitano) tormentato dal sospetto, instillatogli dalla moglie Laura, di non essre il padre naturale della figlia. L’interpretazione di Antonio Sterpi (il capitano) ha entusiasmato la platea dell’Annibal Caro per le capacità istrioniche e per l’analisi psicologica di un personaggio così enigmatico. Nei panni della moglie Laura, Rita Trobbiani vince la battaglia perchè non ha regole nè remore ed è disposta a tutto. Luigi Ciucci( il dottor Ostermark) è abile nel sottolineare il percorso psicologico dei protagonisti, così come Emilia Bacaro, la balia spettatrice impotente del dramma. Bravi Stefano Stella (il pastore) e Marco Ciucci (Nojd), al loro primo grande impegno al fianco di attori consumati. Lo Sterpi regista ha scelto il rigore, la parola protagonista della scena, assecondato dall’abile scenografia di Ciucci. Di Fernando Sileoni le musiche, che hanno ben sottolineato gli aspetti psicologici del dramma. Una compagnia, la Piccola Ribalta, che non ha niente ma proprio niente di amatoriale.

Il Padre
Personaggi ed interpreti
Il capitano ...................... Antonio Sterpi
Laura ............................ Rita Trobbiani
Il Dottor Ostermark ................ Luigi Ciucci
La balia .......................... Emilia Bacaro
Il Pastore ....................... Stefano Stella
Nojd ............................... Marco Ciucci
Berta ........................... Federica Romiti