Il Tartufo o l'impostore

Ecco una commedia che ha fatto molto rumore e che è stata a lungo perseguitata e le persone che qui prendo di mira hanno mostrato molto chiaramente di essere in Francia molto più potenti di tutte quelle che avevo preso di mira fino ad ora. I marchesi, le donne saccenti, i cornuti ed i medici, hanno sopportato con dolcezza di vedersi rappresentati e hanno finto di divertirsi, come tutti gli altri, di fronte al ritratto che ne avevo fatto. Ma gli ipocriti non scherzano su certe cose e si sono subito inferociti, giudicando strano che io avessi l’audacia di riprodurre le loro doppiezze e di descrivere un modo di vivere che coinvolge tanta gente per bene. Questo delitto non me lo possono perdonare; si sono quindi armati contro la mia commedia con una furia spaventosa. Non hanno avuto il coraggio di attaccarla per ciò che li riguarda: sono troppo diplomatici per questo e fin troppo capaci di stare al mondo per rivelare il fondo della loro anima. Seguendo la loro lodevole abitudine, hanno nascosto il oro interesse dietro la causa di Dio, e il Tartufo, stando a quel che dicono,è una commedia che offende la pietà. E’, da un capo all’altro, abominevole e non c’è in essa particolare che un meriti il fuoco. Ogni sillaba è intrisa di empietà, perfino i gesti sono criminali; e la più piccola occhiata, il più piccolo scrollar di capo, il più piccolo passo a destra o a sinistra, nascondono misteri che essi hanno trovato modo di interpretare a mio danno. Ho avuto un bel sottoporla al giudizio degli amici e della censura di tutti: le correzioni che ho potuto apportarvi; il giudizio del Re e della Regina, che l’hanno vista: l’approvazione dei Principi e dei Ministri, che l’hanno onorata pubblicamente della loro presenza; la testimonianza delle persone oneste che l’hanno giudicata giovevole; tutto ciò non è servito a nulla. Essi non demordono e non passa giorno che essi non mi facciano pubblicamente rimproverare da qualche zelantissimo indiscreto, che devotamente mi dice delle ingiurie e mi proclama dannato per carità. Non mi preoccuperei gran fatto di quel che possono dire, se essi con malizia non mi rendessero nemiche persone che rispetto e non tirassero dalla loro parte gente veramente onesta, di cui sorprendono la buona fede, coloro che, infervorati come sono per gli interessi del Cielo, accolgono tanto facilmente le impressioni che ad essi si desidera comunicare. Per questo sono costretto a difendermi. E’coi veri devoti che voglio giustificarmi per il significato della mia commedia; e li scongiuro di tutto cuore di non esprimere una condanna prima di aver verificato come stiano le cose, di spogliarsi di ogni prevenzione e di non mettersi al servizio della passione di coloro la cui doppiezza li disonora. Se si prende la briga di esaminare in buona fede la mia commedia si vedrà chiaramente che le mie intenzioni sono del tutto innocenti e che non tendono minimamente a canzonare ciò che è degno di venerazione: che ho trattato la mia commedia con tutte le precauzioni richieste dalla delicatezza dell’argomento, e che ho adoperato tutta l’arte e tutte le cure possibili per distinguere nettamente il personaggio dell’ipocrita da quello del vero devoto. Mi ci sono voluti due interi atti per preparare l’arrivo del mio scellerato protagonista. Non c’è un solo momento in cui egli tenga lo spettatore nell’incertezza; lo si riconosce subito dai tratti che gli ho impartito; e dal principio alla fine egli non dice una parola, non fa un gesto che non descriva agli spettatori il carattere di un uomo malvagio, e non metta in risalto quello dell’uomo veramente onesto che gli oppongo. So benissimo che, in risposta, quei signori cercano di insinuare che il teatro non è la sede per parlare di questi argomenti, ma col permesso io chiedo su cosa è basata una così bella massima. E’ una affermazione che essi si limitano a a supporre e che non possono provare in nessun modo; e non sarebbe difficile mostrar loro che la commedia presso gli antichi ha preso origine dalla religione e faceva parte dei loro misteri; che gli Spagnoli, nostri vicini, non celebrano una ricorrenza senza l’aggiunta di una commedia e che anche da noi essa deve la sua nascita alle cure a una confraternita a cui appartiene ancor oggi l’Hotel de Bourgogne; che il teatro è un luogo sorto proprio per rappresentare i più importanti misteri della nostra fede; che si vedono ancora commedie stampate in caratteri gotici, col nome di un dottore della Sorbona, e che, senza andare tanto lontano, sono state recitate nella nostra epoca opere sante del signor de Corbeille, che hanno riscosso l’ammirazione di tutta la Francia.

Dal Resto del Carlino del 31 ottobre 2007

“CARO TEATRO” Ultimo atto - Un Tartufo che profuma d’i ironia

Pomeriggio divertente, al teatro Annibal Caro, con “Il tartufo” di Moliere interpretato dalla “Piccola Ribalta’, regia di Antonio Sterpi. Testo arcifamoso, godibile soprattutto nella seconda parte quando i nodi vengono al pettine e poi si sciolgono in un clima giocoso. Il ritmo incalzante della vicenda accentua la partecipazione del pubblico e incementa gli applausi. Tono lieve, leggermente canzonatorio, battute godibili anche perché non sempre scopertamente comiche, ma talvolta intrise di umorismo sottile e malizioso. La partecipazione degli spettatori diventa quindi un ingrediente dello spettacolo. Se il primo tempo è di preparazione ai fuoochi d’artificio finali, il secondo è più propenso all’ilarità scoperta, in un crescendo efficacissimo. Rispettate le intenzioni di Moliere, che le ha proclamate “innocenti’ perchè dirette ad esaltare la virtù e mortificare l’ipocrisia. I due tempi che, con il consueto buon gusto, Antonio Sterpi ha proposto al pubblico dell’Annibal Caro (teatro esaurito), sono filati via con buon ritmo. Azione semplice, senza macchinosità e anche senza sorprese clamorose: una comicità di stampo classico e aristocratico, dove la battuta ad effetto ha perduto la preminenza rispetto al clima malizioso e a volte paradossale della commedia di Moliere. Dato atto a Sterpi di una regia sobria ed efficace (nonchè della convincente prova nei panni del Tartufo,falso devoto), occorre affiancargli gli storici sodali Luigi Ciucci, spontaneo e divertente, la sciolta Rita Trobbiani, ma ricordarsi anche di taluni personaggi minori che promettono bene: come Mauro Luciani (Davide), Futura Foresi (Marianna), Daniele Pettinati (signor Leale), solenne nella seconda parte del re. Ma il complesso ha dato tutto buona prova, compresa la sempre efficace Emilia Bacaro (madame Pernella). Applausi convinti, soprattutto dopo il secondo tempo.

Franco Brinati

Da “Il Giornale di Vicenza” del 31 ottobre 2007

“Stasera va in scena la “Piccola Ribalta” col “Tartufo” di Moliere

Continuano, stasera, nella sala Da Ponte del Centro giovanile, le rappresentazioni in cartellone per ‘Il gioco del teatro’. Sarà in scena la compagnia teatrale ‘Piccola Ribalta’ di Civitanova Marche con la commedia di Molière ‘Il tartufo” per la regia di Antonio Sterpi. Si tratta della prima rappresentazione sul territorio nazionale dopo il debutto, domenica, nella rassegna ‘Caro Teatro’ di Civitanova che celebra quest’anno la decima edizione. L’ opera fa parte dei capolavori del grande commediografo francese che ha delineato caratteri particolari del suo tempo facendo risaltare gli aspetti negativi in modo comico per far riflettere gli spettatori facendoli divertire. Il protagonista, squattrinato ed opportunista, ostentando nobili sentimenti religiosi e condotta morale ineccepibile. riesce a farsi ospitare dal ricco Orgone. ottenendo la mano della figlia e la cura di tutti i suoi beni. A nulla valgono i prudenti consigli della moglie e del figlio. L’impostore però. troppo sicuro di sè, si tradisce e alla fine verrà clamorosamente smascherato. Scritto nel 1664. il testo denuncia le falsità dell’alta società francese del 600, divenute stile di vita consolidato e arrogantemente difeso dagli ipocriti dell’ancien régime. L’autore ebbe la necessità di difendersi dai loro attacchi perpetrati in nome della religione e della morale. Consapevole della funzione formativa del teatro, Molière delinea nelle sue opere maggiori caratteri e personaggi che si possono rinvenire in ogni tempo. Utilizza stile ed espressioni. ampiamente criticate dai contemporanei. il più appropriate possibile ai veri sentimenti e al vero carattere dei protagonisti, facendo scaturire il ridicolo che portano in essi.

Il Tartufo
Personaggi ed interpreti
Madama Pernella ........................ Emilia Bacaro
Elmira ................................ Rita trobbiani
Dorina ................................. Marta Fratini
Damide ................................. Mauro Luciani
Marianna .............................. Futura Fratesi
Cleante ............................ Maurizio Arbuatti
Orgone .................................. Luigi Ciucci
Tartufo ............................... Antonio Sterpi
Valerio ................................ Paolo Petrini
Il Signore Leale ................... Daniele Pettinari
Voce recitante ........................ Mario Pallotta