Marchigiano e di piccola terra

Note sullo spettacolo

Scrivere un testo celebrativo su di Annibal Caro, come mi era stato richiesto da Antonio Sterpi, non ha richiesto in fondo una grande fatica. Durante la prima fase del lavoro chiamiamola di documentazione è stato sufficiente leggere quasi tutta la sua produzione poetica (alcune centinaia di sonetti), l'epistolario di tutta una vita, la sua opera teatrale più nota (Gli Straccioni), la sua traduzione dell'Eneide, più alcuni resti biografici. Quindi si è trattato di scegliere quei brani che potessero entrare a far parte di un collage con una sua coerenza interna, di genere e di stile, in modo da poterci fondare un'impalcatura che reggesse un evento "drammatico". Infatti, l'intenzione di partenza era di evitare la celebrazione del marchigiano di piccola terra attraverso un semplice recital di brani scelti, ma di creare invece un testo più organicamente teatrale: personaggi ben definiti. dunque, posti in una situazione ben precisa che sviluppassero azioni, reazioni, conclusioni, possibilmente emozioni. Una drammaturgia, appunto. Il compito difficile è stato questo: "inventare" che un Annibal Caro vecchio e stanco riceva una visita l'ultima del nipote Giovan Battista, e dialogando con lui rievochi le alterne fasi della sua fortuna creativa e politica. Una situazione da cui con grande naturalezza si poteva "staccare" sull'esecuzione di brani della produzione del Caro con assoluta libertà di tecnica "rappresentativa": la declamazione corale per le poesie, la lettura interpretativa per le lettere, il monologo d'attore per gli stralci dall'Eneide. Restava il problema della lingua: come far parlare i due personaggi Annibale e Giovan Battista senza che Il loro linguaggio sonasse anacronistico rispetto a quello delle opere. Avendo però letto praticamente tutta la produzione letteraria di Caro, ho potuto attingere da un serbatoio insieme linguistico e musicale che mi si era formato nell'orecchio pagina dopo pagina. E ho scoperto che i dialoghi si componevano da soli in modo abbastanza naturale, sfruttando un lessico e una sintassi che suonavano cinquecenteschi; un po' come un musicista che cerca lo spunto per un pezzo dopo aver ascoltato duecento ore di jazz e scopre che le melodie che gli vengono alla mente e le armonie che le sue mani trovano seguono da sole percorsi cromatici e si sviluppano su ritmi sincopati. Tornando al caro Annibale, ricordiamo che comunque l'effettivo impatto sul pubblico di uno spettacolo dipende all'ottanta per cento dall'abilità del regista e degli attori che lo interpretano. Quanto a me, ringrazio ancora uno volta Antonio Sterpi e la Piccola Ribalta per aver affidato a me questo lavoro di grande interesse e, come dicevo sopra, di nessuna fatica.

Francesco Tranquilli

Note di scenografia

Vista la stesura del testo. la scenografia doveva risolvere il problema tra l'azione reale dei personaggi e il sogno, il ricordo. I dialoghi tra A. Caro e Il nipote venivano interrotti di volta in volta da personaggi che prendevano corpo dalle loro parole, lettere, manoscritti ecc. Una scrivania sul loto sinistro di chi guarda (luogo deputato della realtà) enormi cornici vuote (senza la tela) di lato e sul retro, su cui di volta in volta i personaggi della memoria si animavano. Una mirata scelta di luci ho permesso dì evocare nello spettatore un giusto clima di suggestioni tra realtà memoria, coniugando al tempo stesso una rigorosa semplicità della struttura senza tralasciare la qualità dell'immagine.

Luigi Ciucci

Marchigiano e di piccola terra
Testo ................. Francesco Tranquilli
Direttore del coro .......... Sandro Mentoni
Coreografia ................. Orietta Tavani
Costumi ................ "Arianna Confezioni"
Ottimizzazione ................ Iole Morresi
Assistenza tecnica ............ Marco Ciucci
Regia ....................... Antonio Sterpi